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Neolitico evoluto

(Clicca sui simboli nella mappa per maggior dettagli. In rosso gli scavi archeologici; in blu i rinvenimenti archeologici di superficie)

Solamente a partire dal pieno , circa dal 5.000 a.C., il territorio parmense appare sensibilmente popolato. La prosperità che contraddistingue la “Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata” (), in termini di sviluppo economico, incremento demografico, progresso tecnologico e intensificazione degli scambi, è osservabile anche in questo territorio, dove proprio in questa fase si moltiplicarono gli insediamenti.

A Benefizio l’insediamento approntato nel Neolitico antico continuò ad essere popolato anche in questa fase senza apparente soluzione di continuità. Le strutture d’abitato individuate sono costituite prevalentemente da fosse. Alcune di queste avevano funzioni rituali, come quelle contenenti vasi intenzionalmente spezzati, altre, invece, avevano funzioni strettamente funzionali, come quelle contenenti resti della lavorazione di piccolissime perline in steatite. Infine, a questa fase appartengono anche nove sepolture a inumazione[1].

In tutti gli insediamenti noti in questo periodo sono state rinvenute anche alcune sepolture, talvolta addirittura disposte tra le strutture d’abitato e concentrate in piccoli gruppi o allineate. Il rituale funerario è quello diffuso ovunque e che rispecchia il patrimonio ideologico comune: esso prevedeva che gli inumati fossero rannicchiati sul fianco sinistro nella posizione fetale o del sonno e orientati est-ovest col capo ad est e il viso a sud; la presenza del corredo non era costante, ma diventava più frequente durante la seconda metà del V millennio a.C.

Poco distante dell’abitato di Benefizio, circa 500 m ad ovest, in un’ampia area a nord di , è stato individuato un insediamento occupato nelle prime due fasi della “Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata”, in particolare la maggior parte dei materiali è pertinente alla seconda fase, ma con rari elementi che richiamano anche la “Cultura ” e le culture peninsulari di “Serra d’Alto” e “”.

Il sito è impiantato sui medesimi dossi ghiaiosi già individuati a Benefizio e riconducibili, come si è visto, all’antico percorso del torrente Baganza. L’insediamento comprende una serie di strutture infossate plurilobate di varie dimensioni, la maggiore misura oltre 20 m di lunghezza, di un tipo comune nei siti neolitici, ma di difficile interpretazione. Inoltre, sono state scoperte 55 sepolture, probabilmente pertinenti alla seconda fase VBQ, che formano il più vasto sepolcreto neolitico finora noto in Italia settentrionale. Le tombe sono disposte tra le strutture, in parte concentrate in piccoli gruppi e in parte isolate, e circa un terzo di esse conteneva il corredo funerario, talvolta anche di notevole rilievo[2].

Nel sito è ben documentata la coltivazione delle principali specie di cereali: orzo (Hordeum vulgare/distichum), farro (Triticum dicoccum), grano tenero e/o grano duro (Triticum aestivum/durum/turgidum), insieme ad altri frumenti oggi quasi completamente dimenticati, come il farricello (Triticum monococcum), il frumento di Timopheev (Triticum timopheevi) e forse lo spelta (Triticum spelta). Oltre ai cereali, è documentata la coltivazione di diverse leguminose: lenticchia, pisello, cicerchia/cicerchiella (Lathyrus cicera/sativus) e veccia (Viacia sativa), e la raccolta, nei boschi e nelle siepi, di nocciole, uva, mele e prugne selvatiche.

A , al margine occidentale del Comune di e poco lontano della Via Emilia, è stato individuato un insediamento occupato anch’esso durante le prime due fasi della “Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata”. Sono state riportate alla luce una serie di ampie fosse, una delle quali circondata da buche di palo, oltre ad alcune piccole aree acciottolate, alcuni pozzetti e, ai margini delle grandi fosse, 7 sepolture[3] .

A , a sud-ovest di Parma, è stato scoperto un abitato pertinente alla seconda fase della “Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata” e 6 sepolture[4]. Una di queste, di un bambino, era accanto alle strutture d’abitato, mentre le altre cinque erano raggruppate in una zona marginale. Le sepolture di tre uomini di venti-trent’anni, di cui uno corredato da una lama di ossidiana e un’ascia, e quella di un bambino di sette-otto anni, dotato di due asce in pietra levigata che lo assimilavano ad un adulto, circondavano l’unica sepoltura femminile.

Si trattava di una donna di circa quarant’anni, accompagnata da un corredo fuori dall’ordinario, che, assieme alla centralità della deposizione, rivela il ruolo sociale ricoperto dalla donna, forse addirittura connesso alla sfera del sacro: un vasetto a bocca quadrata, un’olletta tipo “Serra d’Alto” e, in particolare, una statuetta femminile in ceramica posta davanti al volto.

A , presso il Parco del , è stato scavato parte di un abitato pertinente alla prima fase della “Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata”. Nell’area sono state rinvenute anche 12 sepolture prive di corredo (con l’unica eccezione della collanina di conchiglie al collo di una bambina), 9 delle quali ben allineate, di cui 6 infantili. Una delle strutture individuate, una capanna rettangolare delimitata da piccole trincee di fondazione, appare sovrapposta alle sepolture, anche se pertinente sempre alla prima fase VBQ[5].

A sud di questo insediamento, in un’area a cavallo del torrente Cinghio estesa per 5 km verso monte, sono stati raccolti in superficie, in svariate occasioni, molti materiali neolitici[6]. Nella maggiore delle aree individuate, nota come [7], le arature hanno riportato alla luce materiali che testimoniano il progressivo spostamento di un abitato inquadrabile prevalentemente nella seconda fase della “Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata”, benché non manchino tracce di frequentazioni nelle altre fasi neolitiche e nella successiva età del Rame. Sono stati rinvenuti anche molti materiali esotici, che permettono di supporre l’esistenza di un vero e proprio sito di mercato. Parte dell’area era anche probabilmente occupata da una necropoli, purtroppo distrutta dai lavori agricoli, di cui restano solo 20 o 30 affioramenti di ossa umane, talvolta anche con oggetti di corredo.

Circa 300 m più a sud, nell’area nota come Cascina Marana[8], sono stati raccolti manufatti genericamente databili alla “Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata”. Qui, a differenza della situazione precedente, i depositi archeologici non sembrano essere stati completamente sconvolti dalle arature, ma solamente intaccati, in quanto giacciono a circa 1 m di profondità.

[1] Aree di scavo n. 343, 378, 379, 860, 861; sito n. 343/1 dell’Atlante Archeologico del Comune di Parma. [2] Area di scavo n. 336; sito n. 336/1. [3] Area di scavo n. 346; sito n. 346/1. [4] Arre di scavo nn. 349, 429; sito n. 349/1, 429/1.[5] Area di scavo n. 424; sito n. 424/1. [6] Aree di segnalazione nn. 298, 299, 300, 301, 304, 305, 306, 311, 312, 313, 314, 315, 316, 317, 318, 319. [7] Area di segnalazione n. 305. [8] Area di segnalazione n. 312: Bernabò Brea et alii 1988, p. 128.

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